IL SOGNO DI GEORGE

Prendere palla nella tua metà campo, scartare tutta la difesa, arrivare davanti al portiere avversario, saltare anche lui e poi dritto verso la porta: ma arrivato sulla linea, fermare la palla ed inchinarsi per buttarla dentro di testa. Chi, come me, ha fatto in tempo a conoscere – non vedere: ché negli anni Sessanta di calcio in generale se ne vedeva poco in tv – George Best e le sue imprese, quel gol l’ha sognato mille e più volte. Lui, la Leggenda, racconta di averlo fatto una volta. «Nella finale di Coppa dei Campioni contro il Benfica c’ero quasi riuscito. Avevo lasciato per terra il portiere, ma poi non ho avuto il coraggio di completare il piano. Temevo che al boss venisse un infarto», gli farà dire Corrado Sannucci sulla Repubblica dell’8 febbraio 2001.
In realtà fu un gol molto più «facile». Era il 29 maggio 1968, a Wembley. Dopo novanta minunti tiratissimi inglesi e portoghesi erano sull’1-1 ed all’arbitro italiano Concetto Lo Bello non restò altro che allungare l’incontro. Al 7′ del primo tempo supplementare il portiere dei Red devils – in campo però con maglia, calzoncini e calzettoni azzurri – Alex Stepney ricevette palla da un fallo laterale battuto da Nobby Stiles – allora si poteva… – e rinviò lunghissimo nella tre quarti avversaria. In due saltarono per tentare di respingere – il difensore del Benfica – o di «spizzare» – l’attaccante del ManU – ma sfiorarono solo il pallone che spiovve a metà strada tra Best ed il numero 4 in maglia bianca, Jacinto Santos, il quale provò a rinviare al volo. Il «quinto Beatle» fu più veloce di lui, toccò quel tanto da mandare l’avversario fuori tempo e si ritrovò così solo davanti al portiere José Henrique, più o meno all’altezza del dischetto del rigore: fu un gioco da ragazzi metterlo seduto con una finta. Ma sull’1-1, in una finale di Coppa Campioni arrivata ai supplementari, con i difensori portoghesi che stavano arrivando schiumando rabbia… neanche quel pazzo di George Best se la sentì di preferire la grandezza dell’incerto – era capace di segnarli «certi» gol, ma anche di sbagliarli – alla concretezza di una vittoria così importante.
Gli resta però il copyright di un sogno che lui ha praticamente brevettato: da chi, se non da lui, potevi aspettarti una giocata simile? Immagino che nei sei anni di carriera (tanto poco è durata: incredibile!) in Inghilterra valesse la pena pagare anche solo per aspettarla una giocata così. E se Best non la faceva… poco importava: lui valeva comunque il prezzo del biglietto.

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