IL MISTERO GAVINELLI

Da oltre un secolo la maglia azzurra non veniva indossata da un calciatore così giovane. Se Gianluigi «Gigio» Donnarumma scenderà in campo giovedì sera nell’amichevole contro la Francia o, cosa assai più difficile, il martedì successivo ad Haifa nella sfida con Israele che aprirà la corsa verso il mondiale 2018, il portiere del Milan diventerà il terzo azzurro più giovane di sempre. Meglio di lui, che attualmente ha 16 anni ed 8 mesi, hanno fatto solo Renzo De Vecchi (esordio il 26 maggio 1910 in Italia-Ungheria, a 16 anni, tre mesi e 23 giorni) e ancor di più Rodolfo Gavinelli: in campo il 9 aprile 1911 in Francia-Italia, a 16 anni, tre mesi ed otto giorni. Quando il calcio italiano viveva la sua preistoria.

I PIONIERI. Il football che si giocava in Italia nel 1910 era uno sport che iniziava a conquistare le folle. Certo: quando la nazionale andò a Budapest a giocare la seconda partita della sua storia, la prima in trasferta, l’attenzione dei giocatori nostrani andava più alle tribune che al campo. Sugli spalti, infatti, tra i 15mila spettatori presenti molte erano le donne e la cosa destò assai scalpore tra giocatori e giornalisti italiani. Non solo per questo, però, la prima esperienza oltre confine fu una disfatta (6-1) per la squadra che indossava ancora la maglia bianca – come all’esordio con la Francia – e che aveva «battezzato» il giovanissimo Renzo De Vecchi, terzino del Milan e del Genoa già soprannominato «figlio di Dio». Il tecnico Umberto Meazza lo mandò in campo nel secondo tempo a sostituire l’infortunato Cevenini I nel ruolo di interno sinistro. Il 16enne era stato accompagnato dalla mamma alla stazione ed alla tradizionale cena del dopopartita si presentò con i calzoni corti, sedendosi a fianco degli ungheresi che sfoggiavano impeccabili abiti da sera. Fu proprio contro l’Ungheria, che rese la visita il 6 gennaio 1911, che la nazionale italiana inaugurò poi la maglia azzurra con la quale gioca tutt’oggi.

AZZURRI CONTRO BLEUS. Ed azzurra era, quindi, la maglia che indossò il 9 aprile 1911 Rodolfo Gavinelli a Parigi. A completare la divisa di gioco i calzoncini neri e… calzettoni liberi. Ad ogni giocatore, infatti, era consentito riaffermare l’appartenenza societaria usando quelli con i colori del proprio club. Dopo tre match – uno vinto e due persi – per la neonata selezione nazionale era già tempo di cambiamenti. La commissione tecnica che la guidava cessava di essere una coppia (Umberto Meazza ed il suo vice Giannino Camperio) per diventare un quartetto con l’aggiunta di Livio e Beni. Inoltre si riaprirono le porte ai giocatori della Pro Vercelli, squalificati in massa per non essere scesi in campo nella finale scudetto dell’anno precedente contro l’Inter. La formazione che si presentò il 9 aprile 1911 al campo di Saint-Ouen – un catino sul quale era stata montata, a mo’ di avvertimento anti-italiano, l’enorme sagoma di un fiasco – oggi la si direbbe sperimentale: De Simoni in porta; Bianchi e De Vecchi la coppia di terzini; Ara, Milano I e Fossati il terzetto di mediana; Gavinelli, Rizzi, Cevenini I, Rampini I e Boiocchi gli avanti. Fini 2-2 con l’Italia costretta a recuperare due volte le reti del primo grande cannoniere della nazionale bleus: Eugéne Maes. Un attaccante furbo, in verità: capace di sfruttare le interpretazioni di un  regolamento ancora da perfezionare. Al 16’, infatti, spinse platealmente De Simoni nella rete con tutta la palla, certo che l’arbitro inglese avrebbe avuto poco da ridire. I «padri del football», infatti, ammettevano la carica al portiere se questi stringeva il pallone tra le mani. Dopo il momentaneo pareggio di Rampini al 33’, il centravanti di casa ripeté la giocata poco prima del riposo e toccò poi a B0iocchi siglare il 2-2 definitivo  a nove minuti dal fischio finale.

IL MISTERO GAVINELLI. Questo il calcio che vide esordire in nazionale Rodolfo Gavinelli. In un tempo durante il quale date, cifre e nomi non sono certezze. E per quanto riguarda l’ala torinese i dubbi hanno riguardato il nome stesso e le date di nascita e di morte. Tanto che solo da una decina di anni è indicato come l’azzurro più precoce, avendo spodestato il «figlio di Dio» De Vecchi. La questione riemerge agli onori delle cronache ogni volta che qualche giovane calciatore viene avvicinato alla maglia della nazionale maggiore. Come Giuseppe Bergomi, ad esempio, capace di giocare la sua prima partita con l’Italia il 14 aprile 1982 (amichevole Germania Est-Italia 2-1) a 18 anni, tre mesi e 23 giorni. O, più recentemente, Davide Santon, in campo il 6 giugno 2009 nell’amichevole Italia-Irlanda del Nord a 18 anni, 5 mesi e quattro giorni. L’eventuale esordio di Donnarumma relegherebbe i due difensori rispettivamente al quinto ed al sesto posto di questa graduatoria. Al netto della soluzione del «mistero Gavinelli».

UNA FORESTA DI DUBBI. Fino ad un decennio fa il più giovane esordiente azzurro era senza ombra di dubbio Renzo De Vecchi, con quasi due anni di «vantaggio» sul centrocampista di Casale e Legnano Luigi Barbesino. Per gli storici del calcio la data di nascita di Rodolfo Gavinelli non poteva essere quella del 1895: come avrebbe potuto esordire nel campionato di Seconda categoria (l’attuale serie B)  nel 1908, a 13 anni? Secondo le cronache sportive del tempo, infatti, il torinese era un contabile che, una volta calzate le scarpe da calcio, si trasformava in un’ala destra e che vestì per tre stagioni (dal 1908 al 1911) la maglia celesteamaranto del Piemonte football club e per una (nel 1913) quella biancoblù della genovese Andrea Doria. Fu così, anche perché quell’esordio in nazionale restò l’unica presenza azzurra, che Gavinelli, passò nel dimenticatoio. Ritornando per la prima volta d’attualità circa mezzo secolo dopo, quando spuntò un omonimo: tal Pietro Antonio Gavitelli, di Luigi e Luigia Miglio, nato il 16 ottobre 1895 a Bellinzago Novarese e morto durante la Prima guerra mondiale. È lui, raccontò Romano Da Prato – appassionato di storia dello sport che assurse ad una certa notorietà nel 1956 per la sua partecipazione a Lascia o raddoppia? come esperto calcistico – il Gavinelli che aveva esordito in Nazionale ad un età minore rispetto a quella di De Vecchi.

ESPERTI A CONFRONTO. Una tesi, quest’ultima, smentita però da Carlo Felice Chiesa, giornalista e storico del calcio tra i più preparati. Non solo Rodolfo era senza dubbio alcuno il nome di battesimo dell’azzurro in questione. Ma questi risultava nato a Torino il 20 aprile 1891. Quando scese in campo in quel Francia-Italia del 9 aprile 1911 stava quindi per tagliare il traguardo dei vent’anni. Non solo. Secondo Chiesa l’azzurro non sarebbe morto durante la Prima guerra mondiale ma «si segnalò come allenatore della Fulgor Asti nel 1919-’20 e del Livorno nel torneo successivo quando, tuttavia, abbandonò la panchina probabilmente perché malato. Infatti morì in sanatorio a Livorno nel settembre 1921». «Pier Antonio Gavinelli, nato nel 1895 a Bellinzago, è esistito. Ma – sottolinea sempre Chiesa – non risulta fosse un calciatore». Certezze, quelle del giornalista bolognese, completamente ribaltate da una testimonianza diretta di una fonte indiscutibile. Vittorio Pozzo, nelle sue memorie, cita infatti anche «Rodolfo Gavinelli, attaccante del Piemonte e nazionale» assieme a Virgilio Fossati, Felice Milano, Gino Goggio, Carlo Galletti, Giuseppe Caimi, Luigi Ferraris, Benigno Dalmazzo, Julio Bavastro, Ettore Spinoglio ed Erminio Brevedan tra calciatori morti nella Prima guerra mondiale. Impossibile, quindi, che il Gavinelli azzurro avesse poi allenato ad Asti e Livorno. Ancora più impossibile che Pozzo – nonostante avesse scritto le sue memorie negli anni Quaranta – sbagliasse il nome di battesimo di un suo giocatore o su una circostanza così drammatica come la morte in guerra.

ALMANACCHI: CHE CONFUSIONE! L’incertezza su Rodolfo Gavinelli vede sul banco degli imputati anche gli almanacchi. I quali non hanno mai fatto chiarezza sulla reale data di nascita del giocatore. Dagli anni Venti in poi la celebre«Barlassina» prima, il «Rizzoli» poi, quindi il «Carcano» ed infine il «Panini» hanno sempre scritto di «Gavinelli Rodolfo, nato nel 1895 e morto nel ??». Successivamente il «Panini» del 1990 aggiornerà in «nato il 1895 e morto nel 1915» per poi correggere nell’edizione del 1995 in «nato nel 1895 e morto nel 1918». A tagliare la testa al toro e, quindi, a risolvere il mistero,  sarà però un altro almanacco: l’«Annuario italiano del football», all’epoca non diffusissimo e quindi caduto nel dimenticatoio. L’edizione del 1913-’14 – quindi di due anni successiva all’esordio di Gavinelli in nazionale – ne parla come di un giocatore «nato nel 1895, una volta internazionale». Anche se non completata da mese e giorno, è una data che gli assegna comunque il record di precocità in nazionale. Se anche fosse nato l’1 gennaio 1895, infatti, quando vestì l’azzurro Rodolfo Gavinelli avrebbe avuto 16 anni, tre mesi ed 8 giorni. Esattamente i numeri che compaiono nell’elenco dei debutti azzurri più precoci. Al primo posto. Con buona pace del «figlio di Dio».

© 29 agosto 2016

Share:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.