GABRE, LA NOBILDONNA

Ci sono sempre stati un passaporto, un ponte ed una gara da fare nella vita di Ljubica Gabre Gabric. Ed il fatto che abbia vissuto per 101 anni significa solo quella che quella che oggi è ricordata come la «nobildonna dell’atletica italiana» di passaporti, ponti e gare ne ha visti davvero tanti. Comprese due Olimpiadi a cavallo della seconda guerra mondiale: Berlino 1936 e Londra 1948. Di dubbi, invece, nessuno: l’amore per lo sport e l’attività fisica sopra a tutto l’hanno spinta a gareggiare – e vincere! – fino a 95 anni suonati. L’unico punto interrogativo nella sua biografia è stato quello sulla sua data di nascita. Difficile trovare atti ufficiali se hai la ventura di nascere in una delle zone più tormentate d’Europa: quel lembo di terra dalmata di Spalato, al confine con la Bosnia ed l’Erzegovina. A risolvere la questione è stato Eddy Ottoz, uno dei più forti ostacolisti italiani, marito di Lyana, la figlia che Gabre ha avuto dal marito Alessandro Calvesi, tecnico federale e storico allenatore degli ostacolisti azzurri. C’è voluta una lunga ricerca negli archivi della Ellis island fondation, seguendo le tracce lasciate da tutti gli emigranti negli Usa di inizio Novecento. Lì, appunto, Ottoz ha trovato la nota relativa alla suocera, sbarcata a soli nove anni dal piroscafo «Presidente Wilson» partito da Trieste il 23 novembre 1923.

DA GABRE A BOBAN. Ljubica Gabre Gabric è nata il 17 ottobre 1917 come suddita dell’imperatore di Austria ed Ungheria, a Imotski, ad una cinquantina di chilometri da Mostar: la località celebre per il ponte ottomano distrutto nel 2003 dall’esercito croato. Un’area da sempre al centro di pretese territoriali e di spinte irredentiste, dove gli italiani sono però di casa addirittura come classe dirigente discendente da impiegati, medici, notai e militari che nel ‘700 la Serenissima aveva inviato a controllare le frontiere contro l’Impero Turco. Ad Imotski, quando Gabric stava per festeggiare il suo 51esimo compleanno, è nato anche l’ex calciatore Zvonimir Boban. E da Imoschi (come la chiamano gli italiani) la piccola Ljubica partì a soli nove anni, dopo aver perso la madre, verso gli Stati Uniti. Destinazione: la casa di uno zio a Chicago. Fu americana per quattro anni, poi il padre la richiamò a Zara che, nel frattempo, era diventata italiana. E fu lì che, agli inizi degli anni Trenta, scoprì l’atletica e l’amicizia lunga una vita con Ottavio Missoni, che sfidava nella corsa lungo il ponte principale della città. Distanza misurata: più o meno 400 metri.

L’AVVENTURA OLIMPICA. Oggi Imotski fa parte della Bosnia-Erzegovina. Il nome di Gabre Gabric, invece, è nell’albo d’oro dello sport azzurro. Non tanto per le vittorie, ma per una longevità sportiva davvero inimitabile. Alla faccia di chi negli anni trenta pensava che le donne nello sport fossero uno scandalo perché «il corpo femminile non è fatto per sopportate sforzi atletici». Ditelo a questa donna che ci ha lasciati lo scorso dicembre a 101 anni, capace di entrare nella storia come una delle prime atlete azzurre ad aver partecipato a due edizioni consecutive dei Giochi, prima, e poi di iscrivere il suo nome tra le vincitrici di campionati europei e mondiali Master fino a 95 anni. Non è un errore: a 95 anni! A Berlino 1936, davanti agli occhi spiritati di Adolf Hitler, attenti più a quanto accadeva sulla pista in verità, Gabre Gabric salì sulla pedana del lancio del disco che non ne aveva ancora compiuto 19. Non aveva ambizioni di medaglia ed il decimo posto finale fu per lei un buon risultato. Anche se i suoi 34,31 metri erano assai lontani dai 47,63 della tedesca Gisela Mauermayer, che vinse l’oro, e dai 46,22 della polacca Jadwiga Wajs che finì seconda. «Fu una figura barbina», commentò anni dopo. «Faceva freddo quel giorno, pioveva. Avevo le mani gelate».

DA BERLINO A LONDRA. La gara del disco si svolse in contemporanea con la finale degli 80 ostacoli che vide la vittoria di Trebisonda Valla. Gabric fu una delle prime a festeggiare Ondina, anche se poi le toccò il difficile compito di consolare Carla Testoni che il fotofinish aveva immortalato come quarta, appena giù dal podio. A Berlino 1936 le italiane in gara erano 13, cinque delle quali per l’atletica leggera. A Londra, 12 anni dopo, con ancora le macerie della seconda guerra mondiale fumanti, saranno 19. E tra le otto dell’atletica c’è ancora Gabre Gabric, ormai alla vigilia dei trent’anni. E sulla pedana del disco aveva come compagna la torinese Edera Cordiale-Gentile che di anni ne ha appena tre in meno. Anche stavolta la «nobildonna» finirà lontana dal podio: appena 17esima con un lancio di 34,17. Ma anche stavolta sarà la prima a congratularsi con la compagna d’azzurro capace di centrare l’argento con un lancio di appena 75 centimetri più corto dei 41,92 metri che hanno consegnato l’oro alla francese Micheline Ostermeyer. «Non avevamo niente da mangiare noi atleti», ricorda Gabre. «Ci davano un brodino nero che non ho mai capito cosa fosse. Allora andavamo a chiedere la carne ai sudamericani».

L’HIGHLANDER AZZURRA. In Italia, però, l’ex dalmata non aveva rivali. Alla vigilia dei Giochi di Berlino aveva stabilito il suo primo record nazionale – strappandolo a Vittorina Vivenza – con 37,57. Primato migliorato tre anni dopo con 43,35. Nel 1953, a 36 anni, era ancora capace di lanciare a 36,07 nella sua ultima gara ufficiale. Non l’ultima della vita, però. Perché dopo una pausa di quasi mezzo secolo, durante la quale non ha mai smesso di tenersi in forma, quest’incredibile atleta ha iniziato una nuova e molto più fortunata carriera Master. Nel 2003 è campionessa italiana assoluta (considerando sia gli uomini che le donne) over 85 di peso e disco: titolo che replica per i successivi tre anni aggiungendoci sempre anche quello del giavellotto. Nel 2007 passa di categoria (over 90) e vince i tricolori assoluti indoor di peso e disco, più quelli di peso, disco e giavellotto all’aperto. Nello stesso anno è medaglia d’oro ai campionati mondiali femminili nel peso e nel disco, mentre nel giavellotto si «accontenta» dell’argento. Oro mondiale replicato nell’edizione indoor dell’anno successivo. Gli ultimi allori da over 90 sono, nel 2008, i tricolori assoluti di peso, disco e giavellotto e l’oro agli Europei femminili delle stesse categorie. Nel 2010 l’ultimo passaggio di categoria e ultimi allori internazionali, oltre a quelli scontati in Italia: a meno di cinque anni dal secolo di vita, Gabre Gabric è stata capace di vincere l’oro europeo prima indoor e poi all’aperto lanciando il peso a 5,32 metri, il disco a 12,86 ed il giavellotto a 7,92. Un’highlander che ha chiuso gli occhi due mesi dopo aver spento 101 candeline.

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© 3 agosto 2016

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