EUROPEI. FRANCIA 1960. ORA SI FA SUL SERIO

La fase finale del primo Campionato europeo di calcio per nazioni affidata alla Francia è ridotta all’osso: quattro squadre ammesse a darsi battaglia in semifinale e poi nelle due finali per il primo ed il terzo posto. Ne verranno fuori quattro match altamente spettacolari ed avvincenti. Le due semifinali si giocano entrambe il 6 luglio 1960: alle 20 (ora locale) al «Parc des Princes» di Parigi ed alle 21.30 al «Vélodrome» di Marsiglia. Anche in questo caso – come per gli ottavi ed i quarti – è stato un sorteggio a stabilire gli accoppiamenti: le sfide saranno Francia-Jugoslavia e Cecoslovacchia-Urss. Partite secche, da dentro o fuori. Senza storia la seconda, pirotecnica ed incredibile la prima. I russi, infatti, hanno buon gioco contro un’avversaria che, tolto Masopoust, non può contare su molto talento. La differenza la fanno gli attaccanti sovietici Ivanov (doppietta al 34’ ed al 56’) e Ponedelnik. Nel 3-0 finale da segnalare la presenza in campo dell’unico italiano protagonista della prima edizione degli Europei: l’arbitro Cesare Jonni. Nato a Macerata nel 1917, è stato uno dei più grandi direttori di gara italiani, superato forse solo dal mitico Concetto Lo Bello. Entrambi guidano la classifica delle presenze in serie A: 328 il siciliano, 263 il marchigiano che arbitrò anche la finale per il terzo e quarto posto che si giocò sempre a Marsiglia tre giorni dopo la semifinale.

PARTITA STORICA. Quella tra i padroni di casa e gli jugoslavi è una partita a suo modo storica. Al punto che il Times l’ha inserita sul podio delle più avvincenti sfide nella storia della manifestazione, dietro solo a Spagna-Jugoslavia 4-3 di Euro 2000 e a Francia-Portogallo 3-2 di Euro 1984. Quello di 55 anni fa fu davvero un match-thriller, con nove reti segnate: un record che resiste ancora oggi, dopo 14 edizioni della competizione. I francesi avevano il favore del pronostico, anche perché giocavano in casa; la Jugoslavia stava costruendosi la fama di «Brasile d’Europa» per la tecnica ed il gioco spettacolare che proponeva. Ma il segreto del gruppo guidato in panchina dal serbo Ljubomir Lovric stava anche nella tenuta atletica: a dimostrarlo le tante partite vinte in rimonta o nel finale. Come, appunto, quella giocata a Parigi davanti ad un pubblico caldo ma non certo numeroso ed arbitrata dal belga Gaston Grandain. Dove sono proprio i «Plavi» a sbloccare il risultato all’11’ con il centravanti Milan Galic che sfiora appena un cross teso da fuori area di Borivoje Kostic, ingannando così il portiere George Lamia, il quale dimostra subito di non essere in giornata. Passano 60” ed i francesi ristabiliscono la parità con Jean Vincent. Poi la partita si trascina senza grandi emozioni verso il riposo quando, al 43′, Françoise Heutte sbroglia un’azione confusa in area fulminando ancora il portiere slavo Milutin Soskic. I secondi 45′ sono pirotecnici, con sei reti in meno di mezzora. A gioire, pregustandosi la finale in casa contro i sovietici, sono dapprima i francesi. Tra il 53′ ed il 62′, infatti, prima Maryan Wisnieski porta i Blues sul 3-1, poi Ante Zanetic riapre la partita per la Jugoslavia, infine ancora Heutte ristabilisce il doppio vantaggio per i padroni di casa.

LA GRANDE RIMONTA. A quel punto il match sembra chiuso. Anche perché i giocatori jugoslavi sembrano accusare il colpo. Il pubblico del «Parc de Princes» ci mette del suo, incitando i propri beniamini che, in effetti, appaiono padroni del campo nonostante le contemporanee assenze di Fontaine, Piantoni e Kopa. Ma la fatica inizia a farsi sentire e, come detto, la squadra jugoslava ha nella tenuta atletica uno dei suoi pregi migliori. Infatti in quattro minuti ribalta le sorti della semifinale: al 75′ è Tomislav Knez, ala destra del Borac Banja Luka, lascia sul posto il terzino francese Bruno Roszik e superare l’incerto Georges Lamia. Il portiere transalpino si ripete, in peggio, nei minuti successivi: al 78′ ed al 79′ l’attaccante del Gnk Dinamo Zagreb, Dražan Jerković, lo batte altre due volte con tiri non certo irresistibili. Inutili gli ultimi dieci minuti: la Francia è ormai ko e non riesce a mettere assieme una reazione accettabile; la Jugoslavia, invece, controlla il pallone con la maestria dei «brasiliani d’Europa» e comincia a pensare alla finalissima contro l’Urss. Il povero portiere Lamia pagherà per tutti quel 4-5: dopo sei presenze (nella finale per il terzo posto il commissario tecnico Albert Batteux gli preferirà il 22enne Jean Taillandier, del Rc Parigi) sparirà dall’orizzonte della selezione dei Bleus con la quale giocherà una sola altra volta, in un’amichevole, due anni dopo. La sua carriera resterà confinata a Nizza, dove giocò per otto stagioni tra il 1956 ed il ’63, vincendo il campionato nel 1958-’59, e poi – dopo una parentesi a Le Havre – allo Stade Rennais con il quale vinse una Coppa di Francia.

5 – segue

© 16 dicembre 2015

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